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Cenni storici
Origini e storia italiana
Di particolari pattini utilizzati per scivolare sulla neve si trovano tracce lontanissime nella storia dell'uomo. Una incisione rupestre dell'età della pietra, raffigurante un uomo con lunghi pattini, è scolpita sulla parete di una grotta nell'isola norvegese di Rodoy. Un'altra è stata scoperta a Zalavrouga in Russia. Un pezzo di legno di pino, battezzato "ski di Hoting", oggi conservato nel museo di Stoccolma, è stato trovato in una palude svedese. All'esame scientifico per stabilirne la data risulta essere di circa 4500 anni fa e che la sua dimensione originale era di circa 110 cm di lunghezza e largo poco meno di 20. Circa quella di uno snowboard.
L'uomo lo usava, probabilmente su entrambi i piedi, come mezzo per galleggiare e spostarsi sulla neve, per andare a caccia o per altre necessità di movimento. Secondo la storia, soltanto un migliaio di anni fa i popoli scandinavi lo svilupparono e lo perfezionarono come mezzo di locomozione veloce. Ma altre scoperte testimoniano che anche le popolazioni dell'Alaska, del Canada, della Manciuria, della Mongolia e di altri Paesi asiatici usavano attrezzi per galleggiare e muoversi sulla neve, sul terreno infido delle paludi o per galleggiare sulle sabbie mobili.
I cinesi delle regioni di Kirin e di Mudken usarono invece dei veri e propri sci nelle partite di caccia già otto secoli fa. Anche i cacciatori turchi, nel dodicesimo secolo, usarono piatte asticelle di legno, fissate sotto i piedi, per superare le grandi distese gelate; si aiutavano con un bastone in ogni mano e raggiungevano una discreta velocità. Ma è soltanto agli inizi del 1800 che gli ski vengono prima usati come strumenti per il divertimento sulla neve nelle campagne norvegesi, poi come attrezzi per la pratica ludico-sportiva in Norvegia, Svezia e Finlandia.
E fu proprio in quei Paesi che vennero organizzate addirittura le prime gare di fondo e salto con gli ski. A interessare gli europei sull'argomento è stato invece il libro "Con gli ski attraverso la Groenlandia", pubblicato in Germania nel 1891, nel quale l'esploratore Nansen racconta le sue avventure sulle nevi artiche. In Italia, almeno per la storia, il primo sciatore a proporsi concretamente è l'ingegner Adolfo Kind, svizzero di nascita ma torinese d'adozione. Nel 1896 fa arrivare dalla Svizzera due paia di pattini da neve, come quelli usati da Nansen nella sua avventurosa traversata, e con alcuni amici li sperimenta con grande entusiasmo, prima sulle nevi del Parco del Valentino poi sulle montagne piemontesi. In quegli stessi anni anche il bergamasco Francesco Perolari, di Ponte Nossa, fa arrivare dalla Norvegia due paia di ski "Hansen" e va a provarli, anche lui con alcuni amici, alla Cantoniera della Presolana. Da allora nel nostro Paese s'incomincia a considerare lo ski come attrezzo per percorre la montagna durante l'inverno, ma anche come interessante e divertente attrezzo sportivo da gara, per affascinanti e spettacolari competizioni sulla neve. Le prime manifestazioni agonistiche in Italia vengono organizzate nel 1898 ma sono riservate soltanto ai militari.
Poi, agli inizi del Novecento, lo ski si diffonde come interessante e divertente attrezzo alpinistico, turistico e sportivo. Nascono i primi ski club e nel 1908 nasce addirittura l'Unione Ski Clubs Italiani. Nel 1909 si disputano le prime gare di Campionato Italiano di Sci. Primo campione italiano sci di fondo è Mario Corti dello Ski Club Torino. Senza titolo in palio viene disputata anche una gara per signorine, vinta da Cristina Silvetti, anche lei dello Ski Club Torino. Nell'inverno 1914-15 viene organizzata la prima "Adunata Nazionale Skiatori Alpigiani", vinta dalla squadra della Val Formazza con Dionisio ed Efisio Natlis, Sisto Imboden, Benigno e Giuseppe Ferrera. Nel 1923 gli svedesi propongono la "Vasaloppet" - su un percorso di oltre 80 Km - in onore di Gustaw Eriksson Wasa, leggendario sciatore incoronato re di Svezia nel 1523. Sulle nevi francesi di Chamonix, nel 1924, si organizzano i primi Giochi Olimpici Invernali; nel 1929, a Zakopane, i primi Campionati Mondiali di sci. Naturalmente sono i nordici, espertissimi, a dettare la loro legge e guidare le classifiche di gara.
Ma nel 1936, ai Giochi Olimpici di Garmisch, la pattuglia militare del cap.no Silvestri, con il sergente Perenni e gli alpini Scilligo e Stefano Sertorelli, sbaraglia il campo e conquista la medaglia d'oro. Poi, dopo i lunghi anni della guerra dal '40 al '45, l'Italia dello sci di fondo resta un po' in ombra ed è solo nel 1962 che Giulio De Florian, ai Mondiali di Zakopane, la porta finalmente alla ribalta conquistando la prima medaglia mondiale del fondismo italiano: un bellissimo bronzo nella 30 Km. L'anno dopo, nelle gare preolimpiche di Innsbruck, è invece Marcello De Dorigo che conquista addirittura l'oro battendo scandinavi e sovietici nella 15 chilometri.
Tre anni dopo, nel 1966 ai Mondiali di Oslo, la staffetta italiana con Franco Nones, Gianfranco Stella, Franco Manfroi e Giulio De Florian conquista, meritatissima, ancora una medaglia di bronzo. Ma la vittoria azzurra più spettacolare per quei tempi è quella di Franco Nones che vince l'oro olimpico nella 30 chilometri di Grenoble. Il resto è storia recente. Una storia che vede impegnati sulla scena internazionale atleti validissimi come Bacher, Biondini, Blanc, Favre, Lombard, Kostner, Manfroi, Ponza, Primus, Serafini, i fratelli Stella. Seguono poi gli anni degli scenari recenti o recentissimi con campioni che si distinguono ai massimi livelli internazionali dello si di fondo: Manuela Di Centa, Stefania Belmondo, Gabriella Paruzzi, Maurilio De Zolt, Marco Albarello, Giorgio e Bice Vanzetta, Silvio Fauner.
Atleti di grande caratura che contribuiscono in modo consistente a costruire il "bottino" azzurro complessivo consegnato alla storia: 29 medaglie olimpiche (8 d'oro, 11 d'argento e 10 di bronzo); 38 medaglie mondiali (7 d'oro, 14 d'argento e 17 di bronzo; 29 medaglie mondiali juniores (9 d'oro, 9 d'argento e 11 di bronzo); altre 24 sono state conquistate in occasioni di mondiali militari (15 d'oro, 3 d'argento e 6 di bronzo).